Non conosco Vittorio Arrigoni, non l’ho mai conosciuto, mai l’avevo ascoltato prima di ieri, mai il suo denunciare mi aveva raggiunto e ad essere onesti, probabilmente mai lo avrei incontrato se non fosse stato ammazzato. Certo conoscevo la truce realtà di Gaza, la durezza con cui Israele controlla e terrorizza il territorio, ma questo non attenua il senso di inadeguatezza rispetto ad una condizione che Vittorio Arrigoni combatteva e contribuiva loquacemente a denunciare.Ho visitato il suo blog guerrilla radio, come molti in queste ore, e l’aspetto che mi ha colpito più di ogni incredibile denuncia che riempie le sue pagine di informazioni e opinioni, sono quelle tre righe di presentazione: “Guerriglia alla prigionia dell'Informazione. Contro la corruzione dell'industria mediatica, il bigottismo dei ceti medi, l'imperdonabile assopimento della coscienza civile. La brama di Verità prima di ogni anelito, l'abrasiva denuncia, verso la dissoluzione di ogni soluzione precostituita, L'infanticidio di ogni certezza indotta. La polvere nera della coercizione entro le narici di una crisi di rigetto. L'abbuffata di un pasto nudo, crudo amaro quanto basta per non poter esser digerito”.
Queste sono una denuncia, una giustificazione, una visione, una predizione, una vera e propria prospettiva capace di condensare e spiegarci il valore e il significato dell’azione, capirne la raffinatezza, la contemporanea avventatezza e l’avvilente consapevolezza.
Per oggi lo capiamo, lo ascoltiamo, ci sembra avere un po’ più ragione di ieri, ma domani? Il futuro era il suo dilemma, la spiegazione del suo dedicarsi ad una causa così terribilmente e desolatamente tollerata. Alla ricerca non semplicemente di un futuro migliore da confezionare, regalare o conquistare, ma un futuro vivido così diverso da molte opportunità immaginate da questo mondo moderno, incatenato e avvinghiato intorno a dilemmi politici, culturali, civili, religiosi cosi decisivi da privare ognuno di noi della capacità di discernere le vere priorità. “La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l'equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive”.
Tutto per rivendicare quel significato profondo che unisce ogni civiltà, che tenacemente ogni volta ci ricordava esortandoci: “restiamo umani”. Un messaggio il cui significato ogni uomo o donna custodisce dentro di sé, che dovremmo far riecheggiare in questa nostra sempre più stanca e livida civiltà. Personalmente ci proverò.
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