Appare sempre più nitidamente come tutti abbiano abbandonato il timone; le vele sono in balia di un debole vento, ma nessuno si preoccupa di accudire la nave. Pare siano tutti (ufficiali, sottoufficiali e marinai) “sotto coperta” a chiedersi quanti siano i topi saliti incredibilmente a bordo, e soprattutto chi se ne debba occupare, senza mai dimenticare i pidocchi che infestano la vita del capo, perché così è impossibile continuare!
L’unico rimasto sul ponte della nave, ma ben lontano dal timone, è il nostro Giulio economo che ha la stessa fermezza di un mozzo in servizio permanente: oltre a lucidare le lampade, dare la cera o lavare i pavimenti non va. Certo vista la palese inconsistenza degli altri ha tutto il diritto di atteggiarsi come un salvatore con una certa insospettabile credibilità: ammirato per sua mirabolante determinazione nel sostenere la resistenza della nave (“nonostante tutto non affondiamo”!), è impegnato a spiegare che tutto va per il meglio se i suoi compagni di ventura possono permettersi di occuparsi di topi e i pidocchi.
A tutti piace erigersi tra i propri pregi, e così si finisce per coprire anche i più torbidi difetti; la nostra nave di acque agitate ne ha conosciute parecchie ed il carico di ambizione con cui i costruttori l’avevano varata e ammirata finisce per opacizzarsi e sbiadire: la nave fu costruita per giungere alla metà, ma ormai sempre a meno importa quando arriveremo, iniziando a preferire un profetico quanto preoccupante “se”.
Mentre discutono la nave imbarca acqua e inizia lentamente ma inesorabilmente ad affondare. Sul ponte nessuno se ne’accorge, si è tutti troppo impegnati a pensare a pidocchi e topi…
Il buon Giulio, in pace con la sua coscienza, solo sul ponte, intanto si gode un meritato riposo.
E quando saliranno sulle scialuppe e la preziosa nave sarà perduta, solo una cosa li sentiremo dire: “pidocchi e topi sono stati la nostra rovina!”
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