Tranquilli, non è l’ennesima predizione della fine del mondo (almeno credo!), ma prima che mi prendiate per pazzo voglio precisare che non mi riferisco a quei presunti asceti che costruiscono predizioni scrutando i fondi del caffè o i tarocchi, magari infilzando alcuni spilli su di una bambolina intrisa di qualche reliquia trafugata o ereditata da un presunto lontano parente, ma ad un’attività che entra quotidianamente nelle nostre vite: la cucina.
Tagliare, affettare, impastare, sfiammare, grattugiare, unire, evaporare, spolverare, con tempi, tecniche e strumenti sempre diversi nei modi più strani e a volte stravaganti allo scopo di colpire favorevolmente il nostro gusto.
Non c’è nulla di rigorosamente scientifico in cucina, piuttosto un’ipotetica tecnica (che può anche servirsi di gesti, atti e formule verbali o di rituali appropriati) o dissennata arte (anche oscura) di mischiare gli elementi allo scopo di influenzare gli eventi, di dominare e domare la nostra volontà come un alchimista alla ricerca della formula della pietra filosofale.
D’ora in avanti quando sentirò parlare di caccia alle streghe vedrò di preoccuparmi: non sia mai che vengano a prendersi chi ogni giorno farcisce e farcirà il mio piatto contribuendo alla “magica” pace interiore di una pancia piena.
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