Improvvisamente le stesse forze che supportano la dignità democratica delle rivolte dei gelsomini soffiando sulle trasformazioni che stanno attraversando il mondo arabo si sono trasfigurate nei più duri e cinici estremismi che quotidianamente condannano.
Dico questo anche perché non ricordo nella mia vita una manifestazione così generalizzata di compiacimento nella crudeltà. Certo, la morte di Osama Bin Laden rappresenta il raggiungimento di un obiettivo con cui erano state plasmate e cresciute le menti americane nell’ultimo decennio, ma ciò nonostante il giubilo generalizzato lo trovo straordinariamente stridente.
Libertà, Giustizia, Democrazia, mai come in questa situazione sono state sacrificate in cambio di un paio di proiettili ficcati da chissà chi nel cervello di un uomo. Un pluriomicida con progetti terrificanti, incomprensibili, un uomo che aveva scelto di odiare, ma pur sempre un uomo, che nonostante tutto avrebbe comunque dovuto misurarsi con la straordinaria forza su cui si reggono i regimi democratici. Certo, non sarebbe stato facile gestire la sua cattura, detenzione e processo, ma in nome dei principi democratici che ognuno di noi onora e rispetta nella propria esistenza, credo si sarebbe dovuta seguire questa strada.
Questa convinzione è evidentemente sbagliata, perché si è preferita la massima: “ognuno è il frutto di ciò che gli è stato fatto. Il principio fondamentale dell'universo: a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Ha vinto la primitiva, odiosa, ma mai fuori moda legge del taglione. Inutile cercare di spiegare o capire. Vendetta.
Intanto compiacendoci calpestiamo la nostra dignità.
Nessun commento:
Posta un commento