venerdì 7 ottobre 2011

Passaparola


Durante il mio primo anno di università un professore mi propose di studiare come si diffondessero le voci tra gli studenti all’interno della facoltà. Allora io lo guardai allucinato perché non credevo come questa questione potesse essere minimamente rilevante per una matricola stressata che voleva finalmente capire quali sarebbero stati i temi dell’esame.
La settimana scorsa ho comprato “L’arte del passaparola” di Andy Sernovitz e ho capito il valore di quella proposta.
Sernovitz è stato tra i prima a cogliere l’importanza delle “chiacchere” nel successo di un prodotto. La sua analisi è lineare, limpida, coraggiosa perché mette in fila una serie di pregiudizi, convinzioni e suggerimenti per chiunque si occupi di marketing o voglia semplicemente promuovere un idea.
Tutto ruota intorno ad una semplice convinzione: la gente ama parlare; probabilmente stanno già parlando di noi, quindi tanto vale intervenire nella discussione e dire cosa ne pensiamo.
La forza dei pareri e delle opinioni delle persone sono la chiave dell' apprezzamento di una proposta, dove la pubblicità non è più necessaria. Pensateci: chi di voi è mai stato in un ristorante suggerito da un amico? Quanti perchè sentito alla tv?
In un mondo in cui si vive di pubblicità questo libro fornisce suggerimenti, aneddoti, casi di successo e insuccesso, che finiscono con il convincerti che come recita la quarta di copertina “vi è solo una cosa al mondo peggiore del far parlare di sé, ed è non far parlare di sé”.
Lo so, non tutti sarete d’accordo, ma mentre lo state pensando siete gia vittime di un passaparola le cui conseguenze sfuggiranno ben presto alle vostre mani.

Nessun commento:

Posta un commento

Cortocircuito

Alla fine dunque ci siamo. Assisto impotente ad un appiattimento culturale per me inverosimile. I fatti di Genova me lo mostrano crudamen...