mercoledì 28 settembre 2011

Parole Vuote


Non so cosa ne pensiate, ma è evidente; ci siano parole e pensieri che hanno perso ogni significato. Dove non arriva l’abuso ci pensa l’usura, in un vortice che si dimostra capace di risucchiare le convinzioni più radicate come quelle appena accennate.
È un meccanismo perverso dove smentire viene prima di capire, e dove opinione è sinonimo di faziosità. Sinceramente ho sempre pensato che la libertà di espressione fosse un cardine del nostro vivere, soprattutto perché, al di là della inviolabile affermazione di un principio democratico, le riflessioni e le osservazioni sono in grado arricchire il pensiero comune, di allargare gli orizzonti, costringendoci a pensare sul valore di ogni convinzione.

Solo ora capisco che questa idea ha finito per diventare una prigione: riempire parole con un surreale convincimento momentaneamente rilevante, ci costringe ogni volta ad inseguire una spiegazione che finisce spesso con lo smaterializzarsi. L’unica reazione plausibile è un atteggiamento apertamente critico, fortemente interessato, nella testarda convinzione che il nostro regredire, prima o poi, si fermi continuando a parlare, a riflettere, per giungere ad una soddisfacente comprensione, nel rispetto della diversità.
Invece il comma 29 dell’articolo 1 del decreto contro le intercettazioni recita: “Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”. Insomma, non importa cosa scrivi o pensi, ma è fondamentale che se te lo chiedo, tu scriva anche il contrario.
L’abiura delle epoche passate credevo avesse dimostrato che riempirsi la bocca di parole vuote non sconfigge la Storia. Che il prossimo passo sia la scomunica?

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