Dieci anni dopo non siamo a celebrare quei momenti, o a ricordare come una società civile indignata cercasse di sottolineare i paradossi attraverso cui si reggeva quella pantomima che gli organizzatori del Genova Social Forum volevano smascherare. Piuttosto tornano alla mente questori, prefetti, ministri e poi facinorosi, celerini, manifestanti, vittime, medici e parlamentari, in un potpourri di odori maleodoranti di idee, pensieri e riflessioni intorno all’organizzazione e gestione logistica di un evento che finiva per mostrare il bigottismo di molte istituzioni italiane incapaci ed impreparate ad affrontare o capire quei momenti.
Inutile nascondersi, i protagonisti furono gli scontri, i manifestanti, le forze dell’ordine, Carlo Giuliani, i BlackBloc, la scuola Diaz che insieme hanno vissuto più di 250 procedimenti, svariate inchieste, importanti condanne ed illustri condannati, ma nessun concreto responsabile.
Allora quei momenti che cercavano di riflettere la straordinaria virilità delle potenze economiche, appaiono oggi più come le riunioni di uno sciccosissimo condominio di decadenti aristocratici che difendono strenuamente i loro privilegi. Fatti che si vogliono dimenticare per sprofondandoli in un silenzio che non può che fare a botte con le nostre coscienze.
Aveva ragione Enzo Biagi: “il passato, alla luce di questi fatti, è una lezione inascoltata. Come è la storia.”
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