martedì 5 luglio 2011

Il giardino del Re

Non sono un appassionato di giardinaggio, ma c’è un evento, giunto quest’anno alla 125^ edizione, che mi entusiasma, e mi costringe a seguire le vicissitudini di un prato verde che in 15 giorni perde consistenza e lucentezza ma non il suo irresistibile fascino. Parlo di Wimbledon, il torneo tra i tornei del tennis antico e moderno che deve le sue fortune alla straordinaria magia che sanno regalare quei campi cosi difficili da leggere ed interpretare, che nascondono insidie tali per cui solo pochi possono vantarsi di aver compreso magistralmente.

Anche quest’anno quell’erba ha i suoi campioni: Novak Djokovic e Petra Kvitova sono riusciti ad ingraziarsi ogni filo d’erba con un gioco solido e spettacolare aggiudicandosi fama e rispetto.

Custodi, ad essere onesti, nemmeno troppo esperti che per quanto dotati restano giovani campioni che si candidano ad amministrare questo importante giardino in futuro, pronti a confrontarsi nuovamente con contendenti molto attrezzati, di fronte ai quali le loro incredibili affermazioni assumono caratteri irrisori.

Roger Federer 6 volte vincitore del torneo, oggi numero 3 delle classifiche mondiali è nonostante tutto considerato il custode delle chiavi (7 finali su 13 apparizioni) di quel giardino. Del suo tennis e delle sue vittorie si parla da anni, non esiste record che non abbia battuto o non possa battere, ma le sue parole congedandosi dal torneo non possono non colpire: Sono soddisfatto della mia prestazione. È difficile per me uscire dal torneo in quel modo, ma purtroppo a volte succede. Almeno per battermi ci è voluta una performance speciale, e questo è straordinariamente bello!”.

Un Re senza corona, ma che mai avrebbe rinunciato al suo giardino è una notizia di questi tempi; la massima è confermata: l'erba voglio cresce solo nel giardino del re...

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