martedì 28 giugno 2011

Euroindignato

L’Irlanda è fallita, la Grecia è spacciata, il Portogallo ha un cappio intorno al collo, la Spagna sta salendo su patibolo e alle sue spalle si intravede la solita Italietta sull’orlo del baratro. Un quadro edificante se si considera che nel frattempo i grandi d’Europa sono in una incontrollabile fibrillazione, incapaci di dettare la soluzione socio-economica adatta ad una situazione che essi stessi hanno contribuito a rendere così devastante. Quei meccanismi difensivi costruiti con grande ingegno e immensa fatica dopo mediazioni interminabili, che hanno fatto dell’area euro un mercato fiorente, ora non bastano più.

Di fronte a tutto questo si rimane spaesati, increduli, forse speranzosi che l’Europa possa porre la propria autorità ad di sopra delle varie frignacce della politica nazionale, nell’attesa di riscoprire quel vanto pionieristica che aveva reso il continente più ricco e sicuro riuscendo ad inchiodare ogni Paese alle proprie responsabilità.

Anche per questo molti giovani Cittadini hanno alzato la voce in molte parti d’Europa facendo della protesta contro sistemi nazionali immobili ed impotenti la nuova sfida, allo scopo di rivendicare un futuro in cui coltivare speranze e sogni, un diritto che i nostri padri si sono negati, ma a cui non possiamo rinunciare per costruire quel domani che questa classe politica non è mai stata in grado di immaginare.

Così si diffonde una giustificata indignazione, verso una politica incapace di progettare o immaginare un futuro al di fuori di schemi politici consolidati, dove i singoli paesi appaiono sempre più concentrati a misurare il proprio prestigio sulla base delle poltrone che occupano, al mirabolante scopo di difendere un arrabattato quanto imbarazzante status quo.

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